La barba strinata
(poema ispirato al rogo sul quale il clero francese bruciò una effigie di un Babbo Natale considerato concorrente forse un po' troppo pagano nel 1952)
Fu dalla lunga barba bianca
che il fuoco iniziò la sua danza
del volto fu il turno poi
ad incollare gli occhi di tutti noi
al rogo forse più perverso
dell'intero nostro universo
qualcuno osò guardare sino in fondo
lo spettacolo del moribondo
vide la faccia arrossire
con gli stivali e poi a salire
ginocchia, busto e braccia
finché cenere si sostituì a carta straccia
nulla più poté pretendersi dalla fiamma
oltre ad inscenare tale dramma
e ben presto si resero conto
che la cenere fa da fertilizzante
e del Natale è rigenerante
Cauda Pavonis
Vai piccolo d’uomo vai
Vai fragile animale vai
Deponi pure la stagione infante
Per l’ora seduta stante
Ma varca pure questa stretta
Infila la tua coda negletta
Senza indugio incuneati tra le maglie
Esaltati in nobili battaglie
Lotta vivi e ama
Non farti derubare l’anima
Scappa prima della fatidica sostituzione
Dei mirabili sensi con l’istruzione
del mutante bruco prendi esempio
che tolto dal bozzolo suo tempio
farfalla cangiante si presenta
Lieve, cromatica e contenta
Lascia quindi l’estrema tua malformazione
Scoprirti l’ala di gigantesca passione
Alex Zanardi eroe del vento
Alex supremo campione
l'Eroe che fa irruzione
Probabile vittima mercuriale
Dell'eterna trama universale
Alex figlio del vento
Dello spirito del movimento
Appeso all’Albero sacrificato
Ecco l’uomo menomato spacciato
Pel culto dell’Eroe tanto onorato
A sancire il suo già tragico fato
Inno al moribondo di Pasquetta
Presentarti vorrei viandante distratto
un vecchio pero solitario
crepato dalla testa ai piedi
ma che osa ergersi ancora
davanti ai tuoi occhi annebbiati
Quella vistosa e aperta ferita sta forse lì a ricordare
la sfrenatezza che nel tourbillon delle difficoltà
informa la vita
Questo essere oscurato dall’impudenza e dall’arroganza
di chi guarda ma non vede
da oggi avrà un nome
semplice ma porterà una iniziale
Moribondo potrà sembrarti
pronto a trapassare da un momento all’altro
eppure ad ogni primavera
contravvenendo a tutte le ragioni fiorisce
quasi a volerci indicare che il senso della vita è
la vita stessa
Amico Pero, quando ho la fortuna di passarti accanto
e di vederti senza guardarti
so che mi senti come è vero che io sento te
In quel tempo privo di lancette
in cui le frontiere osano dilatarsi
e le apparenze impertinenti pian piano svaniscono
Io sono te e tu sei me
Il poeta ben sa d’altronde
che la conoscenza vera e più profonda
non è parente con l’avere né col sapere
ma si compie per via d’essere
Anzi d’artessere.
Così questo indegno poema ti ringrazia
dall’avere trasmutato oggi per Pasquetta
il solito stronzo in Pero.
(1+√5)/2
L’Amore opera
Secondo esatte proporzioni
Rinchiudendo due corpi
In uno
Di ciascuno esso distilla
L’essenza vera e più completa
Scolpendone col Fuoco
I nomi sulla Pietra
Pietra
Mi hai invocato
Ed ora ti appartengo
Vedevo in te un segno
Ti pensavo un concetto
Soltanto dopo morto
Il tuo veleno ha avuto effetto
Luce gioia candore
Fuoco acqua amore
Da allora in me hai preso corpo
Da allora in te sono risorto
Noia
Ad ogni declino
o ad ogni sosta,
causa l’oblio degli dei
o il canto pigro del diavolo,
come una sottile fredda pioggia
dal nulla scendi ghiacciandoci le ossa.
Spegni e rispegni antichi calori,
sei l’alba dei più banali splendori.
Oh noia, mia fedele nemica,
tu non sai che lacerando il mio corpo
dalle crepaglie la mia anima s’invola
lasciandoti come preda una carcassa vuota e presuntuosa,
così vuota… da fare riflettere anche te.